Chi siamo

Due sono le tappe significative per il cinema-teatro San Rocco.

La prima: il 2 febbraio 1957, un sabato, quando veniva ufficialmente aperto al pubblico, il nuovo complesso, voluto da monsignor Enrico Ratti, prevosto mitrato e parroco della città, su progetto dell’architetto seregnese Ottavio Cabiati.

La seconda: il 4 dicembre 1968, quando la struttura veniva completata con l’aggiunta dello splendido palcoscenico per volere di monsignor Luigi Gandini, prevosto mitrato e parroco della città dal 1964, su progetto dell’ingegner Stefanoni di Lecco. 

L’idea di costruire una sala cattolica accogliente e al passo coi tempi, va ricercata lontano nel tempo. Già nel 1914 ci aveva pensato monsignor Carlo Dalmazio Minoretti, prevosto dalle larghe vedute e lungimiranti. Ma lo scoppio della guerra mondiale e poi la sua promozione al vescovado di Crema avevano allontanato l’idea. Il Minoretti, successivamente venne nominato da Papa Pio XI, Achille Ratti nativo di Desio, cardinale arcivescovo di Genova. L’esigenza di un salone ricreativo, in quegli anni fino a giungere ai Cinquanta, era sentita anzitutto per lo sviluppo assunto dalla cinematografia che poneva un problema pastorale e morale. Ma soprattutto per le esigenze di una popolosa parrocchia come quella di Seregno che richiedeva una sala decorosa per conferenze, discussioni, riunioni, assemblee, spettacoli, tanto più che rientrava nell’ambito educativo della chiesa non solo far divertire, ma educare al divertimento, e nel caso specifico del cinema, insegnare a come si leggeva un film.
Ecco, quindi, la necessità di una sala non necessariamente legata ai vincoli d’un contratto, o pressata da contingenze economiche. Se è rimasto immutato il fine, la situazione attuale ne ha cambiato, o meglio adeguato, l’organizzazione. Più per necessità che per preciso disegno.

Il cinema non “attira” più come un tempo. Attraversa una crisi spaventosa. E salvo poche pellicole di successo, larghi sono i vuoti in tutte le sale della nazione durante la visione delle opere in celluloide. Il San Rocco non è da meno al fenomeno. Nonostante abbia aumentato ed ammodernato le attrezzature, aggiungendo durante il periodo estivo, il refrigerio dell’aria condizionata. Sul declino del cinema è andato crescendo, invece, il teatro. Da mezzo secolo il “San Rocco” ha intrapreso anche un’ attività teatrale. Dapprima producendo in proprio e affiancando compagnie di giro professionistiche, anche se a carattere saltuario, sino a giungere ad una vera e propria organizzazione, con cartelloni varati su sette spettacoli, ognuno di essi con tre repliche.

Nell’ottobre prossimo prenderà le mosse la 41ma stagione teatrale, all’interno della quale oltre a due spettacoli fuori abbonamento, figura la quarta stagione operistica e il varo della prima stagione del sorriso , riservata ai bambini della scuola dell’infanzia e primaria. Un vanto, un onore e anche un onere per una città di provincia qual è Seregno e il piccolo ente di San Rocco.  Il “San Rocco” per la bontà delle opere e per l’alta qualità degli attori che hanno calcato le sue scene- sempre il meglio della prosa nazionale- è andato imponendosi all’attenzione di questo mondo tanto da essere atteso e temuto nello stesso tempo. Un teatro che viene, assai spesso, scelto per debutti in anteprima nazionale da impresari e teatranti proprio per collaudare la bontà del prodotto. Il “San Rocco”- a detta di molti esperti teatranti- risulta una piazza campione. Se lo spettacolo piace, il successo è di conseguenza garantito anche nelle tappe di giro. Altrimenti il lavoro è destinato a durare poco. E, finora, la “piazza” del San Rocco, con il suo pubblico competente e financo troppo esigente e critico, ha raramente fallito. 
I costi di questo privilegio culturale, un’autentica “isola” in tutta la Brianza li deve sostenere lo stesso teatro San Rocco, che in qualità di ente privato si adopera in tutti i modi e in tutte le maniere per offrire alla città quanto di interessante e di meglio viene prodotto per la stagione di prosa. Il cartellone classico è costituito da sette lavori. Per ogni spettacolo sono fissate tre serate di repliche in abbonamento e anche per il singolo sbigliettamento. Oltre ai fuori programma che variano di anno in anno, alla stagione operistica e alla stagione del sorriso, per le scuole materne e primarie. Il successo a cui è pervenuto il San Rocco e continua a mantenerlo, è merito della direzione artistica, che dal 1964 per oltre vent’anni è stata guidata da don Ferdinando Mazzoleni, allora coadiutore al San Rocco e da oltre vent’anni parroco a Villasanta. Un sacerdote dotato di particolare acume nel campo dello spettacolo, ricalcando in ciò le orme del sacerdote seregnese, don Peppino Gaffuri, che molto si era impegnato nel campo dello spettacolo a livello nazionale e diocesano, incrementandolo con la sua capacità, la sua competenza e la sua carica di entusiasmo. A fianco della direzione artistica che promuove e programma le iniziative, esiste un nutrito gruppo di giovani che con notevole spirito di dedizione e sacrificio si adopera volontariamente per permettere all’ente di continuare a muovere i suoi passi nel difficilissimo e costosissimo mondo dello spettacolo. Senza di loro, la poliedrica, ricca, variegata e talvolta frenetica attività dell’ente di via Cavour non sarebbe possibile. In primo luogo per gli altissimi costi di gestione che il volontariato riesce a dimezzare.

Non sempre, però, il grande sacrificio dei volontari del San Rocco, che si adoperano per “offrire” cultura ai propri cittadini, è capito e compreso. In questo settore rimane ancora molto da fare. 


P.V.

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