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Don Giuseppe Gaffuri: un prete insostituibile

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Don Giuseppe Gaffuri, più conosciuto come il “ prete del cinema”, è stato il fondatore dei Cineforum. Era nato a Seregno il 3 giugno1920, da Cornelia Villa e da Isidoro, ed era residente in via Vittorio Emanuele II, 13, oggi corso del Popolo, è scomparso all’ospedale di Rho il 6 agosto 1958. E' entrato in seminario a Seveso nel 1931. E’ stato ordinato sacerdote il 29 maggio 1943, in duomo a Milano, dal cardinal Alfredo Ildefonso Schuster.

Nel 1947 veniva inviato a Milano a prestare servizio pastorale nella parrocchia di San Paolo. Grande appassionato di cinema, il giovane sacerdote proponeva ai suoi parrocchiani nel luglio 1948, la proiezione di alcuni film in collaborazione con la Cineteca italiana. Un’iniziativa che veniva ripetuta per alcuni anni, finché nel 1951, il cineforum ( un termine coniato dal domenicano padre Felix Morlion, all’università romana Pro Deo, oggi Luiss) si trasferiva dalla vecchia sede di viale Zara, nella sala dell’istituto Gonzaga, nei pressi della stazione centrale.

Il cineforum era piaciuto molto al pubblico tanto che ad allestire alcune serate collaborava il Centro cattolico cinematografico.

Nel 1952 la popolarità della sala era diventata così alta che venne organizzata la “ prima rassegna del film religioso” a cui era legato un piccolo referendum tra gli spettatori chiamati a scegliere, attraverso un questionario, la pellicola più gradita.

In questo modo si diffondeva anche l’idea che il cinema potesse e dovesse essere considerato come uno strumento di espressione e di comunicazione e quindi un’area di indagine attenta per tutti coloro che volevano utilizzarla con piena disponibilità. 

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Don Gaffuri prestava molta attenzione ai giovani tanto da chiedere agli educatori di porsi da filtro tra il fil e il giovane per far si che la fruizione divenisse un momento costruttivo della sua personalità.

Nel 1953 il cineforum divenne il “Centro di studi cinematografici”: Le linee lanciate da don Gaffuri erano da un lato l’acquisizione e la metodologia precisa di analisi del film, dall’altro la differenziazione delle fasce di pubblico affinché la proiezione risultasse idonea e potesse avviare dibattiti veramente educativi.

Il progetto di don Gaffuri era chiaro: come in una sorte di catechesi laica la lettura e la comprensione di un film dovevano procedere con strumenti educativi calibrati sulle varie età e volti ad una maturazione progressiva degli spettatori ai fini della comprensione del linguaggio e dell’acquisizione critica dei contenuti del film. Il successo fu notevole e si moltiplicarono i cineforum iscritti al Centro studi cinematografici (Csc) che via via andavano differenziandosi a seconda dell’età dei partecipanti.

Ecco sorgere quindi gli “incontri cinematografici per universitari milanesi”, il “circolo cinematografico studentesco ( per liceali”, gli “incontri cinematografici per gli educatori milanesi, l’Ica per i lavoratori aziendali e il circolo cinematografico per ragazzi. 

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Nel biennio 1956-58, don Gaffuri, responsabile del Centro Studi Cinematografici e delegato regionale dell’Aces ( associazione cattolica esercenti cinema) assomma a sé l’intera attività cinematografica della diocesi ambrosiana che in quegli anni vedeva una netta ripresa, non solo in termini di quantità ma anche di qualità. Il numero delle sale parrocchiali sfiorava il migliaio e gli iscritti ai cinecircoli erano sempre in crescita. In questo contesto il Csc organizzava una serie di attività di formazione , compresi incontri con il regista Giuseppe Fina, lezioni di estetica, ed una settimana di studi al passo della Mendola per dirigenti di dibattiti cinematografici. Una attività che si era interrotta bruscamente alla sua scomparsa. In quella occasione il cardinal Gian Battista Montini ebbe a dire “ mi è mancato un prete insostituibile”.
Don Gaffuri è stato un sacerdote generoso, moderno, brillante, capace di grande amicizia, desideroso di trasmettere con intelligenza la fede ai giovani. E’ stato anche assistente spirituale per tutti i viaggi che i lavoratori e i malati delle aziende effettuavano a Lourdes con l’Unitalsi, tanto da riceve la nomina di cappellano da parte dell’arcivescovo.

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E’ stato un sacerdote molto devoto alla Madonna. Oltreché educatore è stato anche insegnante ai collegi arcivescovili di Gorla Minore e Cantù. E’ stato al servizio delle chiese milanesi di San Paolo e San Gottardo, e in diverse scuole milanesi ma in particolare alla Vittorio Veneto. E’ stato anche un sacerdote molto vicino ai poveri, agli ammalati, ai sofferenti. Era da tutto coloro che l’hanno incontrato stimato ed apprezzato, benvoluto, perché sacerdote buono e sempre disponibile, molto attivo, un vulcano di idee ma anche servizievole.

P.V. 

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convegno: "Cinema e diocesi: da don Gaffuri alle sale della comunita'

Un Convegno a Milano, lo scorso sabato, ha celebrato l'inventore dei cineforum parrocchiali. Nell'intervista che segue, Monsignor Dario Viganò, vicepresidente vicario Acec, ricorda la figura di questo straordinario sacerdote ambrosiano

07/10/2008

Il cinema nella diocesi di Milano trova le sue origini nella figura di don Giuseppe Gaffuri a cui è stato dedicato un Convegno che si è tenuto sabato 4 ottobre a Milano. «Radio Marconi» ne ha parlato in questi giorni dalle sue frequenze e ha intervistato monsignor Dario Viganò, delegato dell’Associazione cattolica esercenti cinema (Acec) per la diocesi di Milano e vicepresidente vicario Acec.
Innanzitutto chi era don Gaffuri? Don Gaffuri era un prete animato da due caratteristiche: dalla grande passione per la cultura e per il Vangelo e appunto questi due fattori lo hanno condotto a girare per tutta la diocesi ad animare i cineforum. Proprio questo faticoso impegno di cui si era fatto carico lo ha portato una sera tardi, mentre rientrava da un cineforum, a incorrere in un gravissimo incidente stradale che gli è costato la vita prematuramente.

A don Gaffuri si deve anche l’uso delle sale parrocchiali per diventare punti di incontro e per diffondere il Vangelo attraverso il cinema... Sì, don Gaffuri era un grande animatore di cineforum, momenti popolari di visione pubblica del cinema attorno al quale si dibatteva; fu il coordinatore del Centro studi cinematografici, un’associazione di circoli di cultura e di cinematografia, e inventò i corsi di formazione per coloro che conducevano i cineforum. Non dimentichiamo che in quegli anni '60 si iniziava a respirare aria di primi fermenti nella società e nella Chiesa. Da parte sua, don Gaffuri a Milano fu il grande animatore della cultura popolare e di quella grande Chiesa di popolo che, così come negli anni '60, anche oggi è viva e, dice il Papa, è piena di speranza.

Come è vissuta oggi la sala cinematografica parrocchiale, che nulla ha da invidiare ai cinema commerciali? I punti di forza delle sale della comunità, così come vengono chiamate oggi, sono il radicamento sul territorio e la molteplicità dei contenuti. Queste sale, infatti, permangono fortunatamente nei centri abitativi e qui possono puntare a diventare un luogo di socializzazione, di incontro, di cultura. In questi anni, inoltre, si è passati da una sala esclusivamente cinematografica ad una sala che offre molteplici proposte, dove certamente si può e si deve continuare a fare il cinema, a non negare quella tradizione vocazione originale, ma accanto al cinema in molte sale c’è il teatro dei ragazzi, le filodrammatiche, gli incontri di formazione, i teleforum. Un terzo elemento di forza per le nostre sale è quello di non essere condizionate dalle logiche del mercato. Si possono dunque apportare delle innovazioni che diversamente sarebbe difficile intraprendere. Una di queste grandi innovazioni che la sala della comunità ha avviato in questi anni è il circuito digitale che non sarebbe mai entrato in Italia, o avrebbe ulteriormente ritardato l’ingresso, se l’Acec non avesse rappresentato un’esperienza pilota in questo settore.